Teramo

Il gusto dell’Abruzzo

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C’era una volta un altro Abruzzo, quello della fatica quotidiana dei “cafoni” di Silone, del nomadismo transumante dei pastori dannunziani, delle storie di sofferenza e di emigrazione raccontate da John Fante. Un tempo in cui il cibo era pura ricerca del fabbisogno calorico per la maggioranza della popolazione e la fame compagna di molti inverni dei contadini e pastori da cui tutti discendiamo.

Non bisogna dimenticare queste radici per capire l’origine di una cultura gastronomica come quella teramana, fatta di ricette ricche di fantasia e originalità, ma saldamente poggiate sulla tradizione familiare e su materie prime semplicemente eccellenti, straordinariamente varie.

Una varietà, questa, che è frutto di un territorio dalle caratteristiche uniche: dai Prati di Tivo, a un passo dalla parete orientale del Corno Grande, la vetta più alta dell’Appennino, si possono vedere le spiagge dorate tra Martinsicuro e Silvi Marina e in un’ora d’auto fare il bagno nell’Adriatico.

In mezz’ora si possono raggiungere borghi e città d’arte: Teramo, il capoluogo, Civitella del Tronto, Atri, Castelbasso, Campli, Castelli e molte altre.

Questa diversità di paesaggio e ambiente si traduce in varietà e ricchezza culturale, storica, paesaggistica, di produzioni tipiche: dalla cucina agropastorale della montagna alla cucina dei pescatori, dalla cucina contadina delle colline ricche di ulivi, ortaggi, carni bianche, a quella più elaborata di Teramo.

La Camera di Commercio di Teramo partecipa con entusiasmo al progetto “Archivio della Memoria”: raccontare, codificare nell’evoluzione i piatti della tradizione teramana rappresenta non solo un viaggio nella memoria di questa terra, un prezioso archivio per le generazioni future, ma anche un viaggio nell’identità delle sue genti e nel patrimonio umano di chi ha reso possibile, con il duro lavoro quotidiano, ispirato da una grande passione, l’utilizzo di materie prime genuine alla luce dell’antica esperienza della tradizione locale.